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L’accerchiamento continua

La Bielorussia nel mirino dell’Occidente.

Oramai da qualche settimana sui nostri giornali si vedono notizie, opinioni e cronache delle proteste che stanno avvenendo a Minsk, capitale della Bielorussia. Dopo le elezioni, stravinte da Lukasenka, l’opposizione ha denunciato brogli e la principale leader dell’opposizione, Tichanovskaja, ha riparato all’estero. Insieme alle proteste, ci sono state anche manifestazioni pro Batka. “Batka” è il soprannome del presidente bielorusso e significa “Piccolo Padre” ed è mutuato dalla tradizione sovietica di cui è erede e a cui si ispira. Gli interessi attorno la cosiddetta “Russia Bianca” sono assai intricati e necessitano un’analisi ma prima un discorso deve essere riguardo la modalità delle proteste e la loro spontaneità.

Modus operandi ed elezioni

Il modo in cui sono iniziate le proteste ha affinità molto marcate con Euro Maidan, la rivoluzione “colorata” ma violenta che travolse Yanukovych e devastò Kiev. Quelle proteste furono caratterizzata dalla massiccia presenza di milizie di estrema destra, dalla saldissima fedeltà atlantica ed europea. A Minsk, accanto a cittadini comuni che chiedono legittimamente più libertà, ci sono anche questi gruppi, impossibile negarlo. Come non si può negare il carattere spiccatamente autoritario del governo di Lukasenka, il quale ha garantito l’efficace Stato sociale sovietico con sanità, istruzione e pensioni garantite ma ha soffocato ogni tentativo di apertura democratica. Ma la Bielorussia è il nuovo campo di battaglia tra due imperialismi opposti, con gli USA che vogliono coronare il sogno della Guerra Fredda: accerchiare la Russia.

Tra Polonia, NATO e USA

La manovra d’accerchiamento iniziata dalle potenze occidentali nei confronti della Russia avrebbe il suo coronamento nel passaggio di campo della Bielorussia, la più stretta alleata della Nazione di Putin. Posto che ciò difficilmente accadrà, queste proteste sono un attacco al cuore di ciò che rimane della sfera di influenza che fu sovietica. La Polonia, stretta alleata degli Stati Uniti e potenza economica in crescita, Ucraina e i Paesi Baltici sono la testa di ponte della nuova offensiva che potrebbe vedere un’accelerata nel caso Biden, e soprattutto la Harris, venissero eletti. Ma questo è un discorso a parte. Resta il fatto che chiedere un cambio di regime in Bielorussia, come hanno fatto UE e USA, era un qualcosa di impensabile fino a qualche mese fa e invece ora si discute di sanzioni e nuova Costituzione.

Tempismo

Interessante è analizzare il timing delle proteste. Prima delle elezioni Lukasenka aveva aperto porte inattese all’Occidente. Batka aveva addirittura comprato del petrolio americano, un fatto senza precedenti. Ma le proteste hanno fatto riavvicinare Minsk a Mosca. Putin si è detto disposto a tutto per aiutare il preziosissimo alleato e ci sono stati report che segnalavano la presenza di reparti anti-insurrezione russi durante le proteste. Nel frattempo Lukasenka visita le truppe al confine polacco dove negli ultimi giorni sono stati segnalati ammassamenti di reparti dell’esercito da entrambi i lati della frontiera. Quindi sale la tensione anche con il vicino polacco le cui ambizioni territoriali non sono mai state sopite.

Sarebbe riduttivo derubricare le proteste a semplici manovre straniera ma la longa manus dell’Occidente è presente, riconoscibile e difficilmente negabile. La tensione sale, Putin non permetterà che accada una nuova Ucraina e si difenderà. La Bielorussia è solo una parte di uno scacchiere più ampio che vede una Russia sulla difensiva. In pericolo, ancora una volta, la pace.